domenica 12 maggio 2013

Nella scuola: o Lingua dei Segni o ... oralità?

Per le persone sorde è preferibile un apprendimento centrato sulla Lingua dei Segni o sull’oralità? Il dibattito sembra convergere sulla pluralità delle lingue. Anche nel nostro Paese, nel corso degli ultimi decenni, si è molto diffusa la Lingua dei Segni (LIS) per le persone sorde.
 Non mancano però modelli educativi che ritengono questo sistema ghettizzante, non in grado di consentire lo sviluppo della socialità ed ostacolo per l’acquisizione del linguaggio orale. L’Ente Nazionale Sordi (ENS) è sostenitore della LIS, mentre le Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi (Fiadda) puntano invece sulla diagnosi precoce, sugli impianti cocleari e sulla protesizzazione digitale, con cui favorire l’apprendimento del linguaggio orale.

Questo dibattito è stato recentemente riproposto a seguito del concerto del primo Maggio, nel corso del quale il cantante Daniele Silvestri ha esortato il pubblico ad applaudire utilizzando la LIS, sostenendo che tale lingua sia l’unica soluzione per far uscire le persone sorde dall’isolamento. Il presidente dell’associazione Fiadda, Antonio Cotura, però, pur apprezzando l’impegno dell’artista, si è distaccato dalla sua posizione, sottolineando il valore dell’oralità in luogo di quello del linguaggio mimico-gestuale. Secondo Cotura, occorrerebbe piuttosto predisporre servizi di sottotitolazione, nei luoghi pubblici, della cultura, dell’arte e del tempo libero, a vantaggio di tutti.

La tematica è stata recentemente affrontata anche da Giuseppe Gitti, fondatore del Centro di Rieducazione Ortofonica, nel volume sordo o Sordo?, edito da Franco Angeli. Anche in questo caso l’autore, pur apprezzando il valore della LIS, invita gli educatori e le famiglie ad insegnare ai bambini sordi a leggere, scrivere e parlare la lingua di tutti.

Come gestire, dunque, l’esperienza scolastica del bambino sordo, considerando che essa deve garantire l’accesso ai contenuti scolastici e, al tempo stesso, lo sviluppo delle possibilità comunicative dell’alunno?È importante in primo luogo considerare il percorso personale del bambino, l’età della diagnosi, l’eventuale protesizzazione o terapia logopedica precoce e la capacità di comunicazione dell’alunno all’inizio del percorso scolastico. In base a ciò, occorre poi organizzare un ambiente scolastico inclusivo e flessibile, in cui la comunicazione avvenga in contesti stimolati ed animati, attraverso modalità plurali: lingua verbale e scritta, lingua dei segni, alfabeto manuale-dattilologia (foto) e lettura labiale. Occorrono inoltre strumenti tecnologici, lavagne interattive e software ad hoc da utilizzare all’interno della classe in contesti facilitanti, eventualmente con il supporto di educatori specializzati come gli assistenti alla comunicazione, che possano decodificare i messaggi dei contenuti didattici all’alunno sordo con strategie comunicative adeguate. La loro presenza nella scuola può contribuire inoltre alla conoscenza della LIS in classe e, quindi, allo sviluppo di un ambiente realmente inclusivo. Il modello auspicabile, in definitiva, sembra essere il bilinguismo, centrato, però, sulle modalità relazionali di ciascuno, sulla cultura e sullo stile comunicativo di ogni bambino. Sulla specificità, cioè, di ogni persona.

PER SAPERE DI PIU'

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Il concerto di Daniele Silvestri

Non udenti: oralismo o bilinguismo a scuola?

Alunni non udenti a scuola tra esigenze comunicative e tecnologie informatiche

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"Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità", ideato, fondato e diretto da Franco Zatini

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