domenica 23 febbraio 2014

Psicologia e sordità: conoscere le giuste domande per cercare risposte

La valutazione psicologica attraverso appositi test, può risultare per le persone sorde simile a quella rivolta alle persone udenti, ma se ne differenzia per alcune caratteristiche legate alle peculiarità linguistiche di queste persone. Esistono numerose situazioni in cui è utile sottoporre una persona sorda a una valutazione psicologica.

Nelle consulenze tecniche d'ufficio (CTU) sia in cause civili (separazioni, affidamenti, valutazione del danno psichico, interdizioni) che penali; in ambito clinico, per effettuare diagnosi che possono indicare quale sia il percorso terapeutico migliore per il paziente; nelle valutazioni pre e post Impianto Cocleare, per accertare se la persona sia in grado di affrontare l’intervento e le conseguenze a livello emotivo; nella rilevazione di problemi cognitivi o disturbi dell’apprendimento.

Un fattore che influenza profondamente l'utilizzo degli strumenti di indagine psicologica con le persone sorde è l'aspetto linguistico della valutazione. Le persone sorde sono di fronte a una duplice difficoltà: da una parte molti di loro padroneggiano poco l’italiano scritto e parlato, dall’altra, la Lingua dei Segni (LIS), utilizzata da molte persone sorde, è una lingua con strutture grammaticali, lessicali e concettuali diverse dall’italiano.

Gli Standards for Educational and Psychological Testing (American Psychological Association, 1985) mettono in guardia a proposito dell'affidabilità dei risultati ottenuti tramite test per i quali é necessaria al paziente sordo la dimostrazione (diretta o indiretta) delle proprie competenze in una lingua verbale e questa cautela vale soprattutto per quelle persone che hanno appreso tale lingua a scuola piuttosto che averla acquisita come lingua nativa.

Per colmare l'“abisso comunicativo” presente tra psicologo e paziente sordo, spesso si ricorre ad interpreti di Lingua dei Segni per tradurre le istruzioni necessarie alla somministrazione di test, anche di quelli non-verbali, ma questo intervento è risultato quasi sempre non affidabile e fuorviante. Se poi si pensa alle persone sorde come a una popolazione che ha sviluppato una propria cultura minoritaria rispetto a quella della maggioranza udente, si comprende che in molti degli strumenti valutativi sono presenti riferimenti ad azioni o comportamenti che non sono compatibili con l’esperienza di una persona a cui manca l’udito, come più avanti verrà mostrato in alcuni test.

L'aspetto solitamente più indagato nelle valutazioni psicologiche degli individui sordi risulta essere quello relativo alle competenze intellettive. La maggior parte delle ricerche ha indagato l'appropriatezza delle Scale Wechsler (1): l'utilizzo di queste scale con le persone sorde ha condotto generalmente a risultati positivi anche se è frequente che l'esaminatore somministri tali test alle persone sorde ricorrendo ad una sorta di “pantomima” che, pur evitando l'uso del linguaggio verbale, non riproduce le condizioni ottimali di somministrazione.

Alcuni studiosi hanno riferito che somministrando la Wechsler Intelligence Scale for Children (WISC) ad un gruppo di soggetti sordi mediante istruzioni gestuali,e ad uno di udenti attraverso istruzioni verbali, questi ultimi riportano 5 punti in più rispetto al gruppo con istruzioni gestuali, a dispetto della sordità in sé, inducendo i ricercatori a concludere che dovevano essere regolarmente aggiunti tali punti al punteggio complessivo ogni volta che il test veniva somministrato a soggetti sordi. Questa modalità ci sembra che valuti con troppa approssimazione una funzione così importante quale l’intelligenza di un bambino.

Altri test cognitivi non-verbali sono stati utilizzati storicamente con le persone sorde, come  le Matrici Progressive di Raven (2) e la Leiter International Performance Scale-Revised (3), il cui utilizzo fa emergere domande circa l'effettiva eliminazione delle difficoltà linguistiche: molti studi, infatti, hanno trovato differenze nei risultati derivati dai diversi metodi attraverso cui le istruzioni vengono fornite e nei modi in cui le risposte vengono espresse. In questo senso il linguaggio appare come un fattore da considerare anche se il test di per sé non richiede al soggetto specifiche competenze linguistiche.

La valutazione della personalità rappresenta un altro ambito di indagine particolarmente complesso per le persone sorde. Gli inventari di personalità, assieme alle interviste semi-stutturate, costituiscono gli strumenti più di frequente utilizzati con finalità diagnostiche: tra questi il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (4) (MMPI; Hathaway, McKinley, 1943) è attualmente il più utilizzato al mondo. Questo strumento, ampiamente impiegato per la valutazione delle persone udenti è stato giudicato da diversi autori come inappropriato per la popolazione sorda a causa del livello di competenza richiesto in lettura, l'utilizzo di espressioni idiomatiche e l'inappropriatezza di alcuni specifici items.

Nel questionario, infatti, si può riscontrare la presenza di molti item palesemente inadatti per le persone sorde, come “vorrei essere un cantante”, “a volte sento così bene che mi dà fastidio”, ed altri più sottilmente inadatti come “mi piace leggere storie d'amore”, “in un gruppo di persone non mi sentirei in imbarazzo a cominciare una discussione”.  Ironicamente ci si potrebbe domandare: «potrebbe esse giudicata paranoide una persona sorda che risponde positivamente alla domanda “le altre persone spesso mi fissano al ristorante”, quando invece in verità stanno guardando i suoi segni?».

Una psicologa statunitense, Barbara Brauer nel 1993 ha condotto uno studio per adattare lo strumento in questione al fine di ottenere una versione in lingua dei segni americana (ASL) del MMPI ma, nel nostro paese, non è stato ancora compiuto nessun adattamento in LIS. Per la valutazione della personalità possiamo fare affidamento anche su una diversa tipologia di test, quelli “proiettivi”, come per esempio il test di Rorschach (5) (1921) ed il Thematic Apperceprion Test (6) (TAT, Murray, 1943).

Con questo tipo di reattivi, la situazione per i soggetti sordi si complica maggiormente: anche ricorrendo a una traduzione delle risposte date dal soggetto esaminato, dobbiamo considerare che vi è una differente ricchezza lessicale tra lingue parlate e lingue dei segni, e che ciò potrebbe avere conseguenze sull'interpretazione di quei test che in particolare si basano sulla narrazione. Gli studi che riferiscono sulla somministrazione alle persone sorde di questo tipo di strumenti (senza adattamenti) hanno condotto prevalentemente all'identificazione di devianze in personalità di diverso tipo, principalmente in disaccordo con obiettive osservazioni condotte da ricercatori esperti in sordità.

Concludendo, possiamo affermare che gli strumenti e il metodo di approccio solitamente utilizzato nei confronti delle persone sorde che richiedono o per cui è richiesta una valutazione psicologica, risultano inadatti sia dal punto di vita linguistico, in quanto il più delle volte si tratta di semplici traduzioni o adattamenti non validati, sia dal punto di vista culturale, dato che è emerso che una molteplicità di item all'interno dei comuni strumenti utilizzati per condurre valutazioni psicologiche non rispecchiano le caratteristiche delle persone in esame, né fanno riferimento a contesti a loro familiari, né descrivono aspetti delle loro esperienze di vita. Affinché un test possa essere davvero efficace e attendibile è necessario, a nostro avviso, che sia costruito appositamente considerando le caratteristiche della popolazione sorda.

Dott.ssa Raffaella Carchio Psicologa specializzata in Psicologia della Sordità
Dott.ssa Sonia Silvestri Bestetti Dottore in psicologia 
Fonte: Effeta 
PER SAPERE DI PIU'

NOTE:
1  Le Scale Wechsler sono test di intelligenza generale, intendendo come tale “la capacità globale dell'individuo ad agire con uno scopo, a pensare ragionevolmente, a gestire affettivamente il proprio ambiente”. Il reattivo è suddiviso in due parti: la parte verbale e quella non-verbale (di performance). La scala verbale si definisce tale perché formata da item principalmente basati, per la loro soluzione, sul linguaggio e sul ragionamento verbale e numerico mentre la scala non-verbale si basa, invece, sulla manipolazione di oggetti e figure. Per ciascuna scala è possibile calcolare un punteggio di livello intellettuale, il quoziente intellettivo (QI), basato su un particolare sistema di quantificazione.

2 Le Matrici Progressive di Raven si propongono di misurare l'abilità di una persona a formare relazioni percettive e a ragionare per analogie: lo strumento è costituto da matrici (o disegni) ciascuno mancante di una parte che il soggetto deve completare scegliendo tra le alternative proposte, di cui una sola è corretta. Il compito richiesto al soggetto consiste fondamentalmente nello stabilire relazioni tra item di tipo astratto.

3 La Leiter International Performance Scale-Revised (LEITER-R) è uno strumento di valutazione della capacità intellettiva non-verbale e consiste in due batterie: visualizzazione e ragionamento, attenzione e memoria. Comprende, inoltre, delle scale di valutazione opzionali, una per l'esaminatore, una per il genitore, una per l'insegnante ed una di autovalutazione che nell'insieme forniscono informazioni multidimensionali ricavate dall'osservazione del comportamento del soggetto.

4  Il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI) è un questionario di autovalutazione carta e matita ideato per individuare caratteristiche strutturali della personalità e la presenza di disturbi psicologici, costituito da una serie di frasi alle quali il soggetto deve rispondere a seconda che ritenga l’item vero o falso con riferimento alla propria persona. Il MMPI si compone di 3 scale di validità e 10 scale cliniche. Le scale di validità sono finalizzate ad individuare la tendenza del soggetto a fornire un’immagine favorevole di sé (L), le sue tendenze autodifensive (K), e l’entità del disturbo emotivo in atto (F). Le scale cliniche hanno la finalità di individuare l’area di comportamento associata a categorie patologiche di: ipocondria (Hs), depressione (D), isteria (Hy), deviazione psicopatica(Pd), mascolinità-femminilità (Mf), paranoia (Pa), psicastenia (Pt), schizofrenia (Sc), ipomania (Ma) e introversione sociale (Si).

5 Il test di Rorschach è un test proiettivo basato sull'interpretazione di stimoli privi di un contenuto vero e proprio: è composto da 10 tavole, ognuna delle quali presenta delle macchie di inchiostro, presentate al soggetto secondo un ordine preciso. Lo psicologo pone una domanda del tipo “Cosa vede Lei in questa macchia?” ed il soggetto deve esprime verbalmente ciò che lo stimolo evoca in lui: ogni persona tende a proiettare i propri aspetti emozionali, affettivi, difensivi, ecc., attribuendo un significato preciso agli stimoli. In seguito si passa all'analisi delle informazioni raccolte: il criterio di valutazione comunemente utilizzato consiste nell'attribuire ad ogni risposta siglature relative alla localizzazione, al contenuto e alle determinanti che successivamente, vengono elaborate statisticamente ed interpretate qualitativamente sulla base della teoria psicologica adottata dall'esaminatore.

6 Il Thematic Apperception Test di Murray è costituito da tavole in bianco e nero in cui la maggior parte delle figure rappresenta in modo realistico una o più persone in situazioni differenti impiegate in attività ambigue. L'esaminatore chiede al soggetto di costruire una storia che descriva la tavola e tutto ciò che il soggetto dice, i tempi di latenza prima della risposta, il comportamento verbale e non dell'esaminato deve essere minuziosamente registrato e successivamente analizzato tramite differenti sistemi di interpretazione.

BIBLIOGRAFIA
American Psychological Association (1985). Standards for educational and psychological testing. Washington, DC: Author.
Brauer, B. A. (1993). Adequacy of the translation of the MMPI into American Sign Language for use with deaf individuals: Linguistic equivalency issue. Rehabilitation Psychology, 38, 247-260.
Carta, S., Fadda, S. (2007). Sordità e salute mentale. Roma: Edizioni Kappa.
Furth, H.G. (1981). Pensiero senza linguaggio, Implicazione psicologiche della sordità, Seconda Edizione. New York: Free Press. (trad. it. Thinking without language, Roma: Armando Editore, 1966).
Graham, E., Shapiro, E. (1953). Use of the performance scale of the WISC with the deaf child. Journal of Consulting Psychology, 17, 396-398.
Lane, H. (1988). Is there a "Psychology of the Deaf"?. Exceptional Children, 55 (1), 7-19.
Montanini Manfredi, M., Fruggeri, L. (1983). Linguaggio dei segni e indagine di personalità in soggetti privi di udito. In G. Attili, P.E. Ricci-Bitti, (a cura di) I gesti e i segni, La comunicazione non verbale in psicologia e neuropsicologia clinica e il linguaggio dei segni dei sordi (pp. 219-228). Roma: Bulzoni Editore.
Pollard, R. Q. (1996). Professional psychology and deaf people: the emergence of a discipline. American Psychologist, 5 (4), 389–396.
Schwartz, N. S., Mehane, D. L., Malony, H. N. (1990). Effects of alternate modes of administration on Rorschach performance of deaf adults. Journal of Personality Assessment, 54, 671-683.  
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