mercoledì 16 gennaio 2013

Rispettare le proposte dei «Protagonisti» per un dibattito costruttivo

Si parla e scrive molto sui disabili in genere, molto meno dei disabili sensoriali: e mi riferisco ai sordi e ai ciechi, i quali – se istruiti bene – sono all’altezza  di confrontarsi, con personale qualificato e strutture, con tutti.

Noi sordi – lasciatemelo affermare – svalutiamo noi stessi sia a livello politico che professionale e di testimonianza affinché, i simili, crescano per prendere in mano (letteralmente nell’agire) se stessi.  Tuttavia che cosa abbiamo fatto, in questi ultimi anni, per «confessare» la nostra realtà? 
 Poco. Parecchi di noi si sono spersi in diatribe inutili, talvolta  con altre  associazioni di sordi, piccole o meno piccole: e  qui ci hanno sguazzato chi voleva (e vuole) dividere! Tra i due o più litiganti il terzo gode, è la massima popolare: finendo nelle fauci  dell’udente del magna-magna. Vi è evidente? Lo Stato (anche lui) sta più sicuro SE - i sordi o i disabili sensoriali capaci ad affrontarlo a livello di pressione e denuncia – sono affidati al controllo dei vigilanti, che io chiamo «Guardiani»  (cfr R. Pigliacampo, Thulcandra,  Transeuropa, Ancona 1993. E chi ha letto qualche libro (sordi e ipoacusici leggono troppo poco!) comprenderà che intendo affermare.

È necessario riqualificare, se ancora possibile, gli Operatori della e per la disabilità.  Oggi, nel nostro Paese, è drammaticamente necessario  personale  qualificato per il servizio delle persone sorde e, in genere, di chi non ode: dai docenti specializzati (meramente chiamati di sostegno!) agli assistenti specializzati («assistenti alla comunicazione»),  che seguono i bambini negli enti  locali e gli  «interpreti di LIS» nelle Istituzioni.  Qualcuno, abituato a pensar male, dice: c’è l’Ens che assiste i sordi, li protegge, li lancia nella cultura eccetera! Frasi che non hanno riscontro nella realtà attiva dell’associazione, anzi la Gazzetta on line  interna, ci informa, quasi settimanalmente, questo o quel dirigente sospeso per motivi più o meno discutibili! 

Bisogna rompere lo schema assistenzialistico per avvantaggiare la professionalità di chi intende aiutare. Quando la professionalità scaturisce dallo studio approfondito del soggetto, rispettandolo, è sempre utile e intelligente, non è soffocante perché si rivela Progetto di vita in itinere. Cosicché sia il protagonista che l’aiutante solidale (come preferisco indicare chi dà sostegno culturale o/e professionale, nel nostro caso al sordo) supera il mero assistenzialismo altrimenti alla lunga,  se resta tale, non porta verso nessuno sbocco, sennonché ad «assistente di tutela», ad «assistente personale» dove non si capisce mai dove arrivi la capacità del singolo e dove inizi la recitazione con l’apporto di terzi!

È il momento di uno sforzo comune dei sordi più preparati che vogliono rischiare!  Se, invece,  c’è al solito qualcuno contento di restare magno-bevo-e-scopo, preferendo insomma essere «assistito» dall’occasionale segretariato sociale, saltuariamente a disposizione nel comune in cui risiede  o di qualche  piccola associazione cooperante, allora è un altro discorso, si abbia l’impudenza di tacere.

Chi non vuole impegnarsi per quest’ obiettivo – sordo o udente che sia – è perché teme il nuovo, facendogli comodo lo status quo (!). Resta sospesa una domanda dignitosa: ti appresti anche tu, con la tua sordità, a recitare la commedia?

Renato Pigliacampo

PER SAPERE DI PIU'
Thulcandra = La città del Silenzio
Renato Pigliacampo
Sito ufficiale di Renato Pigliacampo
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«Bisogna avere il coraggio di amare il Silenzio, scritto con la S maiuscola, perché dietro, tout-court,  c’è tutto un mondo di persone “meravigliosamente speciali”, vale a dire bambini e adulti che non possono udire intelligibilmente la parola tramite la percezione acustica. Nel corso dei secoli, a seconda dei momenti, sono stati indicati: sordomuti, sordi, sordastri, non udenti, maleudenti, anacusici, ipoacusici, audiolesi, deboli d’udito, duri d’orecchio, cofotici. Io li chiamo semplicemente persone del Silenzio, miei fratelli: e so che,  pronunciandone il nome, mi attribuisco il merito di far parte di quel mondo migliore, che procede con una marcia in più.» (Renato Pigliacampo da Pensieri e riflessioni sul Silenzio)

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