mercoledì 27 maggio 2015

La difficile lotta per il riconoscimento della lingua dei segni

In Parlamento giace una proposta per riconoscere la Lis come vera e propria lingua, al pari di quelle orali. Ma c'è chi rema contro. Da anni l’incolumità della LIS – Lingua dei Segni Italiana – è messa a repentaglio dal non riconoscimento della stessa, da parte dello Stato, come vera e propria lingua appartenente al nostro Paese. Mentre ben 44 Paesi nel mondo l’hanno assimilata e fatta propria, in Italia resta ferma, in bilico in Senato con il disegno di legge C. 4207 nel quale si chiede il riconoscimento della lingua dei segni italiana al fine di assicurare la piena integrazione delle persone sorde alla vita collettiva.


“Vi è un rischio elevatissimo che la proposta resti ferma in Senato per anni e anni”, spiega l’ex senatore Michele Saccomanno (Pdl), uno dei firmatari di questo disegno, sentito da Diritto di Critica. “Fino a che non diventa voce del governo

Una situazione di stallo che ha spinto molti a firmare la petizione aperta su Change.org ma che ogni giorno genera un labirinto di disagi con i quali quotidianamente un gran numero di persone sorde devono fare i conti. La comunicazione, che sia parlata o segnata, resta il pilastro dell’umanità. Il mezzo attraverso il quale rompere il muro del silenzio. Una questione combattuta anche e soprattutto tra le stesse persone sorde. Una guerra che difende la lingua madre segnata da un lato, e sostiene unicamente l’oralismo e gli impianti acustici dall’altro. Per comprendere meglio questo squarcio al centro di una questione che abbraccia importanti diritti fondamentali, abbiamo sentito diverse associazioni.

Vincenzo Massiminino, Presidente dell’AAPL FC Onlus – Associazione Audiolesi e Problemi del Linguaggio “Filippo Ciranni” – non ha dubbi: “La LIS è la lingua madre dei sordi. Il riconoscimento da parte dello Stato permetterebbe l’abbattimento di una importante barriera che è quella della comunicazione”. Ma la LIS può realmente ostacolare l’integrazione dei sordi, come affermato dalle associazioni contrarie al riconoscimento? “I soci dell’AAPL di fronte a questa domanda rispondono all’unisono: ‘Assolutamente no. Io, sordo, voglio comunicare e per farlo ho anche bisogno della LIS. Ciò non esclude l’importanza della lingua parlata. Sono i politici ad essere sordi in quanto non vogliono sentire noi, le nostre necessità, i nostri diritti’”, spiega Massiminino. “La questione LIS è diventata ormai un campo minato e muoversi all’interno non è facile, soprattutto quando non c’è spazio per issare una bandiera di pace al centro e riconoscere l’importanza di tali diritti fondamentali”.

Il Presidente della Fiadda di Lecce, Saverio Della Tommasa, è di tutt’altro avviso in merito alla discussa questione del riconoscimento della lingua segnata che ritiene possa portare alla “marginalizzazione” della persona sorda. “Oggi, in considerazione delle nuove alternative tecnologiche, bisogna spingere verso l’oralismo. È l’unica cosa che permette ai nostri ragazzi di includersi nei contesti sociali senza la necessità che vi sia un intermediario come l’interprete LIS”, spiega Della Tommasa. “C’è la possibilità di intervenire nei primi mesi di vita del bambino per diagnosticare una sordità. Se si riscontra una sordità profonda lo si indirizza verso l’impianto cocleare che gli permette di fare un percoso abilitativo verso il “sentire”. Non è la LIS la lingua madre dei sordi, ma è la lingua italiana parlata. La minoranza dei sordi usa la LIS, perché allora si deve fare in modo che essa venga riconosciuta e parlata da tutti? La LIS è solo di chi sceglie di seguirla, non è di tutti i sordi. Non siamo contrari alla sua esistenza, ma lottiamo affinché tutti non si adeguino ai pochi, bensì quei pochi possano garantirsi i diritti in un mondo di tutti.”

Forse la soluzione sta nel mezzo, come ci racconta Mattia Costenaro, studente sordo appena uscito da uno dei progetti di bilinguismo più importanti in Italia – a Cossato – dove vengono insegnate entrambe le lingue, LIS e italiano parlato, sia a sordi che a udenti: “la Lis è stata la mia prima lingua che mi ha permesso poi di conoscere e sviluppare la mia conoscenza nell’altra lingua fondamentale nella mia vita, l’italiano parlato. Condivido alcuni punti dei sordi segnanti e anche alcuni di quelli oralisti cercando una via di mezzo plausibile per superare questo inutile e dannoso conflitto”. In nome di un diritto e dovere: comunicare, si riuscirà a gettare l’ascia di guerra permettendo così il libero fluire di segni e parole?
Rossella Assanti. Fonte: dirittodicritica.com

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