mercoledì 6 maggio 2015

Audiolesi, la sfida: "Insegniamo la parola ai nostri bambini"


La battaglia dell'associazione che opera nella nostra provincia «I figli devono imparare a parlare, la lingua dei segni non va bene».Non chiamateli sordomuti. L'Afa, Associazione famiglie audiolesi, lavora da più di trent'anni nella provincia di Como seguendo l'obiettivo dell'autonomia e della piena integrazione nella vita sociale delle persone con un deficit uditivo utilizzando un approccio diverso - e più ampio - rispetto al tradizionale apprendimento della lingua dei segni.
Il progetto.
Alla base delle attività dell'associazione, che attualmente conta un centinaio di soci, c'è infatti la convinzione che ogni persona audiolesa sia in grado, se dotata degli strumenti adeguati, di imparare a comunicare con la lingua verbale, requisito indispensabile per superare le barriere dell'esclusione e dei pregiudizi. «Insegniamo la parola agli audiolesi - spiega Anna Malgesini, una dei probiviri dell'associazione - Il termine sordomuto non ci è mai piaciuto perché è legato a una vecchia concezione per cui chi non sente non è in grado nemmeno di imparare a parlare, e questo non è vero. Oggi, anche grazie alla diagnosi precoce e all'impianto cocleare, un bimbo audioleso può infatti affrontare tranquillamente la scuola e il suo futuro».
 
Una battaglia per l'inclusione sociale
che può essere vinta, però, solo a patto che ci si impegni ad eliminare la barriera della comunicazione. «Ecco perché imparare solo la lingua dei segni non va bene - aggiunge - è limitativo, d'altronde non si può pretendere che tutto il mondo impari il linguaggio dei segni. Siamo noi, invece, che possiamo insegnare a parlare ai nostri figli». Superare una difficoltà però non basta: deve andare di pari passo con il pieno riconoscimento dei diritti. «Proponiamo una formazione non solo per i genitori ma anche per gli operatori - dice ancora Anna Malgesini - soprattutto per gli insegnanti, affinché venga garantita una qualità adeguata di insegnamento.
 
Inoltre offriamo servizi di logopedia, promuoviamo studi per la ricerca delle metodologie tecniche più idonee per l'educazione, l'orientamento e l'istruzione professionale degli ipoacusici, collaboriamo con le direzioni scolastiche affinché ottengano dalle competenti autorità quanto necessario a garantire le migliori condizioni logistiche e didattiche e facciamo informazione sulle leggi. La legge 68 per la collocazione lavorativa delle categorie protette è infatti ottima ma non sempre trova applicazione».
 
Supporto psicologico.
Negli anni, l'Associazione famiglie audiolesi ha anche promosso l'inserimento dei sottotitoli nei programmi televisivi e ha sperimentato il "mobile reading", un servizio che permette agli audiolesi di leggere i sottotitoli di un film caricati su occhiali speciali. «Ma offriamo anche supporto psicologico - conclude Malgesini - grazie a incontri di condivisione e testimonianze». L'associazione è stata fondata nel 1982 per volontà di genitori con bimbi sordi e da allora non si è più fermata, ampliando la propria attività fino all'organizzazione di convegni ed incontri di livello nazionale.
Per informazioni: www.afacantu.it
Fonte: La Provincia di Como



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