venerdì 12 giugno 2015

La festa dell’Istituto Gualandi, prima scuola, per sordi a Firenze

Sabato 30 maggio, i Sacerdoti e le Suore della Congregazione religiosa Piccola Missione per i Sordomuti, meglio conosciuta come «Opera Gualandi», hanno celebrato i 130 di fondazione della storica scuola dell’Istituto Gualandi per Sordomuti e Sordomute in Firenze, di via di Ripoli 92.


Nel 1885 i sacerdoti bolognesi Giuseppe e Cesare Gualandi, fondatori della Piccola Missione per i sordomuti, dopo varie peripezie e con il generoso aiuto della popolazione, danno vita, a Bologna, al loro primo Istituto Gualandi per educare ed evangelizzare i ragazzi e le ragazze sorde. Imparare un mestiere era parte dell’allora formazione integrale.

Nel 1884 i due fratelli sacerdoti sono a Roma per cominciare la stessa avventura. L’entusiasmo e la passione che don Giuseppe e don Cesare Gualandi mettono nel reclamare istruzione ed evangelizzazione per le persone sorde, contagiano molti vescovi, e tra questi uno dei più entusiasti è proprio l’arcivescovo di Firenze. I due fratelli Gualandi, perciò, accettano l’insistente invito di mons. Eugenio Cecconi, ad aprire una scuola per persone sorde anche in Firenze.

L’arcivescovo Cecconi, siamo nel 1885, ospita don Cesare Gualandi nella casa arcivescovile per muovere i primi passi, nella ricerca di un luogo adatto alla fondazione di una scuola. Nei primi giorni di febbraio don Cesare ospita le prime bambine 8 sordomute, alle quali si aggiunsero presto altri 5 maschietti, in una abitazione di proprietà della Diocesi, in via Ponte alle Asse. Responsabile del primo gruppetto era suor Orsola Mezzini, la prima suora della Piccola Missione per i Sordomuti. Il 26 maggio del 1885, però, comincia ufficialmente l’avventura fiorentina dei due sacerdoti bolognesi, con l’apertura dell’Istituto Gualandi in via di Ripoli 92. 

A tale scopo, è stato acquistato, per la somma di Lire 25.000, l’immobile «Villa Masetti» detta anche, del «Santo Novo o al Pino», già convento dei primi Padri Domenicani giunti a Firenze. A firmare l’atto c’è don Cesare Gualandi, il quale dopo qualche anno, a causa di un male incurabile deve lasciare la guida ad un altro illustre sacerdote, padre Ferdinando Buoni, nativo di Scarperia. Nella storia dell’Istituto Gualandi di Firenze, insieme a tanti illustri benefattori, occupa un spazio molto importante una benefattrice fiorentina, la Principessa Antonietta Strozzi. La nobildonna fiorentina, oltre generoso sostegno economico, come testimoniano i libri contabili dell’epoca, era solita, con cadenza settimanale, visitare ed intrattenersi con le ragazze sorde.

Da allora, consultando i registri scolastici, si stima che circa 2150, tra ragazzi e ragazze sorde hanno frequentato la scuola e i laboratori dell’Istituto Gualandi di Firenze sotto la guida di maestri d’arte, insegnanti laici e di una foltissima schiera di suore e sacerdoti della Piccola Missione per i Sordomuti.

Padre Adelmo Puccetti di 104 anni, ospite del Convitto Ecclesiastico di Firenze, il più anziano tra i Padri Gualandiani, per l’occasione è stato nuovamente in mezzo ai suoi alunni di un tempo per partecipare alla festa, lui che è il decano di tutti gli insegnanti dei sordi.

Per questo motivo, circa 500 persone sorde, per lo più ex-alunni e alunne, proveniente da molte regioni d’Italia, si sono ritrovati per celebrare i 130 anni di storia dell’Opera Gualandi in Firenze, che molto lustro ha dato alla città, un opera altamente caritatevole, educativa e formativa dal punto di vista professionale.



Con loro erano presenti anche alcuni protagonisti della loro formazione scolastica e professionale.
La giornata ha visto le confessioni e la Messa presieduta dal cardinale Giuseppe Betori, alla quale hanno preso parte i Sacerdoti della Piccola Missione per i Sordomuti, nella parrocchia del «Corpus Domini» in via Reims, al Bandino. Nella struttura di via Ripoli 96, sede della comunità dei Padri Gualandiani, è stato servito il pranzo a 270 persone. Porte aperte nuovamente per tutti i convenuti nel pomeriggio per momenti di amicizia e scambi di ricordi, rallegrati da un rinfresco e da una ricca lotteria. Il buio della sera ha messo la parola fine ad una giornata di profonde emozioni e incancellabili ricordi.
Fonte: Toscana Oggi 

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