domenica 30 marzo 2014

Il Papa ai sordi e ai ciechi, il discorso ufficiale del Santo Padre Francesco

In Vaticano, presso l'aula Paolo VI della Santa Sede il 29 marzo 2014. Ecco il testo del messaggio del Papa Francesco agli aderenti al Movimento Apostolico Ciechi (MAC) e alla Piccola Missione per i Sordi.
Cari fratelli e sorelle, benvenuti!

Saluto il Movimento Apostolico Ciechi, che ha promosso questo incontro in occasione delle sue Giornate della Condivisione; e saluto la Piccola Missione per i Sordomuti, che ha coinvolto molte realtà dei sordi in Italia. Ringrazio per le parole rivolte dai due responsabili; ed estendo il mio saluto ai membri dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti che partecipano a questo incontro.

Vorrei fare con voi una breve riflessione a partire dal tema “Testimoni del Vangelo per una cultura dell’incontro”.

La prima cosa che osservo è che questa espressione termina con la parola “incontro”, ma all’inizio presuppone un altro incontro, quello con Gesù Cristo. In effetti, per essere testimoni del Vangelo, bisogna aver incontrato Lui, Gesù. Chi lo conosce veramente, diventa suo testimone. Come la Samaritana – abbiamo letto domenica scorsa –: quella donna incontra Gesù, parla con Lui, e la sua vita cambia; lei torna dalla sua gente e dice: “Venite a vedere uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto, forse è il Messia!” (cfr Gv 4,29).

Testimone del Vangelo è uno che ha incontrato Gesù Cristo, che lo ha conosciuto, o meglio, si è sentito conosciuto da Lui, riconosciuto, rispettato, amato, perdonato, e questo incontro lo ha toccato in profondità, lo ha riempito di una gioia nuova, un nuovo significato per la vita. E questo traspare, si comunica, si trasmette agli altri.

Ho ricordato la Samaritana perché è un esempio chiaro del tipo di persone che Gesù amava incontrare, per fare di loro dei testimoni: persone emarginate, escluse, disprezzate. La samaritana lo era in quanto donna e in quanto samaritana, perché i samaritani erano molto disprezzati dai giudei. Ma pensiamo a tanti che Gesù ha voluto incontrare, soprattutto persone segnate dalla malattia e dalla disabilità, per guarirle e restituirle alla piena dignità. E’ molto importante che proprio queste persone diventano testimoni di un nuovo atteggiamento, che possiamo chiamare cultura dell’incontro. Esempio tipico è la figura del cieco nato, che ci verrà ripresentata domani, nel Vangelo della Messa (Gv 9,1-41).


Quell’uomo era cieco dalla nascita ed era emarginato in nome di una falsa concezione che lo riteneva colpito da una punizione divina. Gesù rifiuta radicalmente questo modo di pensare – che è un modo veramente blasfemo! - e compie per il cieco “l’opera di Dio”, dandogli la vista. Ma la cosa notevole è che quest’uomo, a partire da ciò che gli è accaduto, diventa testimone di Gesù e della sua opera, che è l’opera di Dio, della vita, dell’amore, della misericordia. Mentre i capi dei farisei, dall’alto della loro sicurezza, giudicano sia lui che Gesù come “peccatori”, il cieco guarito, con semplicità disarmante, difende Gesù e alla fine professa la fede in Lui, e condivide anche la sua sorte: Gesù viene escluso, e anche lui viene escluso. Ma in realtà, quell’uomo è entrato a far parte della nuova comunità, basata sulla fede in Gesù e sull’amore fraterno.

Ecco due culture opposte. La cultura dell’incontro e la cultura dell’esclusione, la cultura del pregiudizio, perché si pregiudica e si esclude. La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilità, dal suo limite, può diventare testimone dell’incontro: l’incontro con Gesù, che apre alla vita e alla fede, e l’incontro con gli altri, con la comunità. In effetti, solo chi riconosce la propria fragilità, il proprio limite può costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella società.

Cari amici, vi ringrazio di essere venuti e vi incoraggio ad andare avanti su questa strada, in cui già camminate. Voi del Movimento Apostolico Ciechi, facendo fruttificare il carisma di Maria Motta, donna piena di fede e di spirito apostolico. E voi della Piccola Missione per i Sordomuti, nella scia dal venerabile Don Giuseppe Gualandi. E tutti voi, qui presenti, lasciatevi incontrare da Gesù: solo Lui conosce veramente il cuore dell’uomo, solo Lui può liberarlo dalla chiusura e dal pessimismo sterile e aprirlo alla vita e alla speranza.

Parole pronunciate dal Santo Padre prima di impartire la Benedizione Apostolica ai presenti:

E adesso guardiamo la Madonna. In Lei è stato grande il primo incontro: l’incontro tra Dio e l’umanità. Chiediamo alla Madonna che ci aiuti ad andare avanti in questa cultura dell’incontro. E la preghiamo con l’Ave Maria.
Francesco. Fonte: vaticano.va



Il Papa ai ciechi e ai sordi: solo chi riconosce la sua fragilità può incontrare Gesù
I malati e i disabili sono i privilegiati da Gesù. Radio Vaticano - E’ quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza di stamani in Aula Paolo VI incontrando migliaia di ciechi e di sordi, accompagnati dal Movimento Apostolico Ciechi e dalla Piccola Missione Sordomuti. Il Papa ha ribadito che bisogna favorire la cultura dell’incontro per sconfiggere la cultura dell’esclusione e del pregiudizio.

Il servizio di Alessandro Gisotti: ascolta
L'amore di Gesù vince gli ostacoli della disabilità. Papa Francesco ha voluto soprattutto testimoniare questo alle persone sorde e ai ciechi convenuti in Aula Paolo VI. Con loro, erano presenti i familiari e gli accompagnatori che ogni giorno si prendono cura di loro. E non potevano mancare neppure i cani-guida, davvero i migliori amici di tanti ciechi, che senza il loro aiuto non potrebbero neppure uscire di casa. L'umanità, difficile e straordinaria, racchiusa nella vita di queste persone è emersa nelle due testimonianze che hanno preceduto il discorso del Pontefice e che lo hanno visibilmente toccato. Il responsabile della Piccola missione sordomuti ha, in particolare, sottolineato le difficoltà che purtroppo i disabili incontrano anche nelle parrocchie: 
"Nelle nostre parrocchie e nelle diocesi di tutto il mondo quanti sono i sordi che trovano chiuse le porte della Chiesa? Non c’è chi parla la lingua dei segni per loro; non c’è chi può scrivere con i sottotitoli. Affidiamo nelle sue mani Santo Padre tutta la realtà ecclesiale delle persone sorde e le chiediamo di indicarci in questo storico incontro un segno ed una via di comunicazione con la Chiesa universale"

E il Papa ha poprio svolto il suo discorso sulla sfida della comunicazione per queste persone e ancor più sulla testimonianza del Vangelo "per una cultura dell'incontro". Francesco è tornato a riflettere sull’incontro tra Gesù e la Samaritana, narrato dal Vangelo di domenica scorsa, ed ha subito osservato che il Signore amava incontrare persone “emarginate, escluse e disprezzate” come lo erano i samaritani dagli ebrei: 

“Ma pensiamo a tanti che Gesù ha voluto incontrare, soprattutto persone segnate dalla malattia e dalla disabilità, per guarirle e restituirle alla piena dignità. E’ molto importante che proprio queste persone diventano testimoni di un nuovo atteggiamento, che possiamo chiamare cultura dell’incontro”. 

Esempio tipico, ha detto, è la figura del cieco nato, che ci verrà ripresentata questa domenica, nel Vangelo. Quell’uomo, ha rammentato, “era cieco dalla nascita ed era emarginato in nome di una falsa concezione che lo riteneva colpito da una punizione divina”: 

“Gesù rifiuta radicalmente questo modo di pensare - ma che è un modo veramente blasfemo! Gesù rifiuta questo - e compie per il cieco 'l’opera di Dio', dandogli la vista. Ma la cosa notevole è che quest’uomo, a partire da ciò che gli è accaduto, diventa testimone di Gesù e della sua opera, che è l’opera di Dio, della vita, dell’amore, della misericordia”. 

Mentre i capi dei farisei, dall’alto della loro sicurezza”, giudicano sia lui che Gesù come “peccatori”, ha avvertito Francesco, “il cieco guarito, con semplicità disarmante, difende Gesù e alla fine professa la fede in Lui, e condivide anche la sua sorte”: entrambi vengono esclusi. Tuttavia, ha soggiunto, “in realtà, quell’uomo è entrato a far parte della nuova comunità, basata sulla fede in Gesù e sull’amore fraterno”: 

“Ecco le due culture opposte. La cultura dell’incontro e la cultura dell’esclusione, la cultura del pregiudizio (...) La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilità, dal suo limite, può diventare testimone dell’incontro: l’incontro con Gesù, che apre alla vita e alla fede, e l’incontro con gli altri, con la comunità. In effetti, solo chi riconosce la propria fragilità, il proprio limite può costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella società”. 

“Lasciatevi incontrare da Gesù”, ha concluso il Papa, solo Lui può liberare il cuore “dalla chiusura e dal pessimismo sterile e aprirlo alla vita e alla speranza”. 

Dopo il suo discorso, Papa Francesco si è lungamente soffermato a salutare le persone convenute in Aula Paolo VI. Un momento particolarmente commuovente per tutti, anche per il Santo Padre. Per una testimonianza su questa udienza così particolare, Veronica Giacometti ha intervistato Francesco Scelzo, presidente nazionale del Movimento Apostolico Ciechi: ascolta

R. - L’incontro di oggi è stato particolarmente emozionante per i temi che Papa Francesco ha sviluppato in questo suo primo anno di Pontificato, temi che per noi sono particolarmente vicini: il tema della luce, della fede, il tema dell’esclusione. 

D. - Qual è il messaggio che avete portato al Papa? 

R. - Soprattutto un messaggio di ringraziamento per la sua testimonianza, perché ci fa sentire accolti ed inclusi. Il Movimento Apostolico Ciechi è un’associazione di ciechi e di vedenti che vuole dare testimonianza di gioia, di speranza nella Chiesa attraverso la condivisione, attraverso un cammino comune nella reciprocità per aprire spazi di inclusione e contesti inclusivi nelle famiglie, nelle scuole, nelle parrocchie. 

D. - Qual è la sua esperienza personale? 

R. - La disabilità è un’esperienza molto forte ed è spesso motivo di smarrimento, di solitudine, di isolamento. È un percorso faticoso sia dal punto di vista umano che quello della fede. Per me è stato un lungo cammino, perché è stato un processo progressivo iniziato intorno ai 20 anni che mi ha portato fino alla cecità. Il cammino è molto faticoso: si passa attraverso il Getsemani, attraverso la ribellione, attraverso l’accettazione e alla fine ci si scopre fratelli nella comunità. Perciò noi siamo fortemente testimoni della gioia e della condivisione.
Fonte: laprefettaletizia.com



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