martedì 27 gennaio 2015

Lis, al via la ricerca sulla sordità

Anche il mondo accademico si occupa del progetto di bilinguismo realizzato a Cossato. L'esperienza della Lingua dei segni italiana di Cossato farà parte di un progetto di ricerca condotto dall’Università degli Studi di Trento, il "CIMeC", Center for mind/Brain Sciences, in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche.

Lo studio verrà condotto dal professor Francesco Pavani, docente associato di psicologia generale presso l’Università, per indagare lo sviluppo delle abilità attentive nei bambini sordi e udenti in età scolare. Nella ricerca verrà coinvolta la dottoressa Francesca Baruffaldi, assegnista di ricerca presso il Centro Mente e Cervello, psicologa clinica esperta di lingua dei segni italiana.

Intermediario del progetto è l’associazione dei genitori "VedoVoci" di Cossato, coordinata dal presidente Claudio Baj, da Manuela Marino Cerrato e da Anna Ronchi, la segretaria, che spiega: «Il gruppo di lavoro interverrà proprio grazie a questa nostra bella realtà. Il lavoro si svolgerà sulle capacità di attenzione dei bambini sordi rispetto ai bambini udenti. Valuteranno quali sono le loro caratteristiche, come si comportano rispetto alla vista per comprendere come lavorano certe aree del cervello. Il gruppo svolgerà dei test, già adottati in altre scuole, come a Verona. Lo studio dovrebbe svolgersi all’interno dei plessi scolastici e quindi partire all’inizio del mese di febbraio. La ricerca verrà trattata in modo aperto, nel senso che gli studiosi stanno prendendo in considerazione le possibilità offerte dalla scienza, come l’impianto cocleare, ma sostengono anche l’uso della lingua dei segni, di cui conoscono le specificità delle persone sorde che utilizzano la modalità visiva. Stanno cercando una soluzione che metta d’accordo i vari aspetti per dare più opportunità ai bambini, come può essere il canale visivo».

Lo studio misurerà semplici risposte comportamentali, come la pressione di un tasto sulla tastiera del computer, e non sarà previsto l’utilizzo di metodi invasivi. «Il tipo di compito che vorremmo somministrare - spiegano i ricercatori in una lettera - prevede che il partecipante risponda tramite tastiera o mouse a degli stimoli visivi che appaiono sullo schermo di un computer, come un volto umano che muove gli occhi e delle figure geometriche semplici, o su una tavoletta con stimoli visivi e tattili. La prova avrà una durata di circa sessanta minuti, comprese l’accoglienza dello studente, le istruzioni e le pause».
Anna Arietti- Fonte: laprovinciadibiella.it

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