lunedì 13 giugno 2016

Ricordando il Monsignore "Don Emilio" Puricelli

Ho appena ricevuto la notizia che «domenica 12 giugno 2016 è morto don Emilio Puricelli», il più caro Amico che ho auto da quando iniziai a frequentare l'Ente Nazionale Sordi. 
Nel 1958, avevo 17 anni, mi ero da poco associato a ENS e per la prima volta, una sera, mi ero recato alla "Casa del Sordoparlante" di Milano per prendere parte a una funzione religiosa promossa dall'allora Arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini.


Appena entrato nell'atrio della sede ENS, vidi due giovani preti che scendevano dallo scalone interno conversando a segni. Pensai che fossero dei preti sordi. Erano  don Emilio Puricelli  e don Andrea Volontè. Mi salutarono cordialmente e, notando la mia sorpresa che essi usassero agevolmente i segni, mi dissero che in tal modo potevano conversare e farsi meglio intendere dai sordi, anche per il fatto che erano pure insegnanti nelle scuole speciali di  Via Prinetti e di Via Settembrini.

Don Andrea fu poi trasferito a Roma, ma con Don Emilio la simpatia si trasformò presto in reciproca stima e amicizia. Quando mi sposai, nel 1965, fu lui a celebrare il mio matrimonio con Eugenia, una ragazza sorda bellunese istruita a Noventa Padovana, poi alla scuola professionale di Trieste, quindi venuta a Milano per trovare lavoro. Con Don Emilio, divenuto Monsignore, ma per tutti i sordi rimasto il loro "don", s'instaurarono buoni rapporti famigliari, io dopo il matrimonio ero andato ad abitare a Cernusco sul Naviglio, e lui, amico e confratello del parroco di qui,  era  spesso invitato da noi. Tenne a battesimo le nostre due figlie. Fu vicino a noi quando, nel 1986, Eugenia improvvisamente si ammalò e mori a 43 anni. Celebrò lui il funerale, nell'omelia le sue parole commossero i molti amici, sordi e udenti, colleghi e tanta gente comune.

La vita doveva continuare … Don Emilio fu chiamato a celebrare il mio secondo matrimonio, con una sorda che pareva "mandatami dal cielo", anche con questa, Melania, don Emilio stabilì ottimi rapporti, e ancora, sfruttando il suo coetaneo parroco della chiesa cernuschese, accettava di buon grado i nostri non rari inviti a qualche pranzo o cerimonia, l'ultima per celebrare il nostro 25° di nozze, sempre nella chiesa di Cernusco. In quell'occasione il suo prete coetaneo, don Carlo Grammatica, non era più a Cernusco, ormai anziano e in condizioni di salute precarie, era da tempo in un ricovero, ed è morto nel 2015.

Ora se n'è andato anche il nostro, di tutti noi sordi, Don Emilio. Ciao! Si può dire che la tua vita è stata bella, perché intensamente vissuta come tu hai scelto di viverla, per i sordi, prima come insegnante, poi come semplice, ma vero Amico. 
Marco Luè


L'ultimo saluto terreno a Don Emilio
Le esequie del prelato Monsignor Emilio Puricelli si sono tenute  martedì 14 giugno, due giorni dopo il decesso di "don Emilio", con una solenne concelebrazione nella chiesa parrocchiale di Venegono Superiore (VA), dove "don Emilio" era nato.

Vi hanno preso parte le autorità locali, con il testa il Sindaco, Antonio Crespi, con fascia tricolore in omaggio alla solennità, e una moltitudine  di sordi giunti da tutta la Lombardia, ed  il Vescovo di Varese, Mons. Franco Agnesi, prima di iniziare la celebrazione liturgica, ha letto la lettera inviata dell'Arcivescovo di Milano, il Card. Angelo Scola, «Partecipo con viva commozione al vostro cordoglio per la morte di mons. Emilio Puricelli e mi unisco a tutti voi nell’elevare la preghiera cristiana di suffragio», che si concludeva con un  invito: «Con sincera gratitudine, facciamo dunque tesoro della luminosa testimonianza di don Emilio e accomandiamolo ora insieme all’intercessione materna di Maria e all’abbraccio misericordioso del Padre, domandandogli di continuare ad accompagnare il nostro cammino».

L'ultimo saluto al caro Amico di una vita da lui pienamente vissuta,  è stato un momento di commozione e di "orgoglio" generale dei sordi di avere conosciuto una persona disponibile e umana come lui, che ora riposa nel cimitero del suo paese natale, circondato dal verde delle Prealpi Varesine,
Marco Luè

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