venerdì 3 luglio 2015

In memoria dell'amico Rex, stimato docente e scrittore

Lunedì 29 giugno 2015 è morto Renato Pigliacampo, dopo quattro mesi di coma farmacologico: era rimasto per qualche tempo senza ossigeno al cervello, che gli aveva procurato gravi danni cerebrali da cui non si è più ripreso ed è poi deceduto.

Esattamente quattro anni fa, il 1° luglio 2011, Renato Pigliacampo, trovandosi a Milano per una sua relazione agli studenti di Lingua dei Segni, era stato ospite a casa mia. Era un momento delicato per lui – ma lo era stato pure per me! – essendo trascorsi solo 15 giorni dal Congresso di Rocca di Papa che aveva scombussolato la direzione centrale dell'Ente Nazionale Sordi, e anche lo stato emotivo del "Piglia", com'era chiamato affettuosamente, in alternativa a "Rex", dai molti amici e conoscenti del primo sordo italiano laureatosi dottore in sociologia e ricerca sociale.
 
Di Renato conservo in casa almeno una quindicina di suoi testi da "Radice dei giorni", a "Il genio negato", a "Lo Stato e la diversità", "Dal silenzio" "Sociologia dei linguaggi alternativi", e altri dei suoi fecondi anni Settanta- Ottanta, per arrivare a "Lettera a una logopedista" del 1996, ristampata qualche anno fa, e al più recente "Lettera a mia figlia" – vedi foto -, molti di quei volumi lui me li aveva regalati, su cui aveva apposto una dedica a me; e li rileggerò tutti di nuovo, per ricordare meglio i "bei tempi andati!", infatti il tempo scorre vertiginosamente, più si va in là cogli anni, più il passato ci angustia: poiché tanti amici di allora non ci sono più!
 

Di Pigliacampo, in età giovanile, leggevo sulla "Settimana del Sordomuto" diretta da Vittorio Ieralla, i suoi impegni universitari e altri resoconti aventi come protagonista il giovane Renato, ma fino al 1983, 42 anni io, 36 lui, non lo avevo mai incontrato di persona. Poi, quell'anno, partecipai al Congresso della Federazione Mondiale dei Sordi ("Sordità oggi e domani: realtà e utopia"), che si teneva a Palermo e qui una sera, di ritorno in numerosa compagnia di sordi, all'albergo che il mio gruppo di Milano aveva noleggiato a Mondello, dopo una rappresentazione teatrale di artisti sordi, ricordo che chiesi a una giovane signora che parlava molto bene in segni, ma era udente, chi lei fosse, e mi rispose: «Sono la moglie di Pigliacampo», e m'indicò, poco più in là, suo marito intento a esprimersi in segni con altri sordi, così io e lui ci scambiammo il primo abbraccio, ambedue ci conoscevamo solo di nome, e da allora, finalmente, anche di persona. Eravamo comunque impegnati in ruoli diversi, io nello Sport, lui in pedagogia, in sociologia e in psicologia, ma da quel momento i contatti fra noi divennero, se non frequenti – mancando allora gli aggeggi tipo i cellulari informatici come quelli di oggi … -  almeno occasionali, e in tali circostanze discutevamo a oltranza come fossimo amici da una vita.
 
Nel 1997, dirigendo l'«Associazione Sordi Martesana» di Cernusco sul Naviglio, avevo  organizzato in luogo, su "imposizione" dello stesso Pigliacampo un Convegno avente per tema la scuola "Il sordo oggi… E domani? – Proposte di integrazione nella scuola e nella vita" (vedi il programma di seguito), che consolidò la conoscenza e l'amicizia fra me e Rex.
 

Fu però dalla fine del 1998 che col "Piglia" cominciai ad avere rapporti costanti, in genere tre giorni al mese a Roma, nella Redazione del nuovo Periodico dell'ENS. "P@role e Segni", che aveva sostituito "La Settimana del Sordo", ed era una Redazione di tutto rispetto, con la Presidente dell'ENS Nazionale, Ida Collu, eravamo impegnati  nella stesura del giornale io, Renato Pigliacampo, Simonetta Maragna, Armando Pedulla, Franco Zatini e Giuseppe Zona.

Da allora con "Rex" ho avuto un percorso più congeniale, per questo le vicissitudini seguite all'aprile 2011, quella non si sa come manipolata e non motivata "sfiducia" al Direttivo  guidato  da Ida Collu, cui si oppose tardivamente, ma senza effetto, Renato Pigliacampo e che certamente ha in seguito contribuito a indebolire il morale, e poi il fisico di Rex, lo hanno portato anzitempo nell'al di là, ma di lui conservo i nostri momenti migliori e  sereni.
Marco Luè

Ringraziamento della famiglia Pigliacampo
Grazie davvero, anche a nome di mia madre Delfina e di mio fratello Luca Pigliacampo, per i tantissimi affettuosi saluti a babbo.
Grazie ai tanti che hanno partecipato al funerale a Montecassiano e, in particolare, a Mirella Franco, Bove Luigi, Piero Crispiani, Maria Evangelista, Ida Collu, Eugenia Becci, Giuseppe Russo e Rosanna Giovanditto per le belle parole che hanno voluto dire in ricordo di babbo e delle sue passioni per lo studio, l'insegnamento, la politica, la poesia.
Grazie alla generosità dei tanti presenti a Montecassiano, abbiamo raccolto e già versato una somma cospicua a Missione Effatà.
Spero, con l'aiuto di tutti, di riuscire a portare avanti almeno alcune delle mille attività in cui babbo si impegnava con la sua caratteristica energia.
Marco Pigliacampo

 

 
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«La storia è testimonio dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita» (Cicerone)
«La storia non è utile perché in essa si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire» (M.D’Azeglio)
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