martedì 17 febbraio 2015

Giornata internazionale dell'impianto cocleare.

L'interessante articolo della storia sull'impianto cocleare é stato fatto un vero capolavoro che riporta il seguente testo pubblicato dal blog "Chiacchierando per Sanguinetto. Luogo di idee in movimento" dell'anno scorso in occasione della giornata internazionale del impianto: 25 febbraio. (Non sappiamo ancora quale anno proclamato per la prima volta).

"Un impianto cocleare è un orecchio artificiale elettronico in grado di ripristinare la percezione uditiva nelle persone con sordità profonda, ed è utilizzato quando le protesi uditive non ottengono il risultato sperato. L’impianto cocleare (CI) è definito come “coclea artificiale” o “orecchio bionico” ed è uno strumento che si sostituisce alla coclea patologica inviando direttamente al nervo acustico linguaggio e rumori ambientali. Proprio per la funzione di sostituzione della trasmissione dell'informazione sensoriale al sistema nervoso, è considerata una neuroprotesi. Si comporta come una vera e propria coclea, che ha funzione di filtro acustico e di traduzione.
La scoperta secondo cui la stimolazione elettrica nel sistema auditivo potesse portare alla percezione del suono risale al 1790."

Ecco la storia con ricchissime e preziose indicazioni "link" pubblicata dal sopracitato blog:

La prime stimolazioni dirette del nervo acustico mediante un elettrodo vennero effettuate, durante gli anni ‘50 del ‘900, dai chirurghi André Djourno e Charles Eyriès. Il primo tentativo di sviluppare un impianto cocleare clinico avvenne nel 1957. Nel 1961, il dottor William F. House, professore di otologia considerato essere il padre dell’impianto cocleare , il neurochirurgo John Doyle e l’ingegnere elettrotecnico James Doyle, intrapresero la progettazione di un dispositivo cocleare a canale singolo. William F. House continuò a sviluppare impianti sempre più complessi, per tutti gli anni ‘70, con l’aiuto di Jack Urban. Il nuovo apparecchio, costruito da 3M, venne impiantato in alcune migliaia di pazienti ed aprì la strada allo sviluppo di nuovi impianti clinici multicanale .
Nel 1964, Blair Simmons impiantò alcuni pazienti con un dispositivo a sei canali presso Stanford University. Il congegno sfruttava un collegamento percutaneo così da permettere una stimolazione individuale degli elettrodi. I pazienti non riuscivano ancora a distinguere le parole ma, attraverso il nuovo dispositivo, si capì che stimolando le varie aree dellacoclea avrebbero potuto percepire diversi toni [3]. Nel 1970, Robin Michelson pubblicò i risultati preliminari delle performance di un apparecchio costituito da elettrodi in oro montato su tre pazienti adulti audiolesi. Lo studio che Michelson presentò alla American Academy of Otolaryngology and Ophthalmology scatenò un forte dibattito, poiché la teoria uditiva ortodossa non riteneva possibile il trasferimento di suoni significativi al cervello attraverso la stimolazione elettrica diretta del tessuto neurale. Robin Michelson continuò i suoi studi presso il Coleman Laboratory della University of California. In questo periodo Robin Michelson conobbe un giovane otorinolaringoiatra californiano, C. Robert Pettit, col quale intraprese una serie di sperimentazioni al fine di migliorare i prototipi di impianti a due canali. I nuovi elettrodi bipolari venivano incorporati nel silastic. Il dipartimento di medicina dellaUCSF chiese ad un giovane ricercatore, Michael Merzenich, di effettuare una serie di test per capire la bontà del progetto di Michelson e Pettit. I primi esperimenti avvennero su dei gatti impiantati. Nel 1972, ad uno dei pazienti di Michelson, venne fatta ascoltare una versione di "Where Have All the Flowers Gone?" attraverso l’impianto cocleare, riproducendola grazie ad un Moog synthesizer. Il paziente incominciò a bisbigliarla, tenendo il tempo con una matita. Questo test convinse il dipartimento della UCSF ad investire nel progetto e la comunità scientifica ad accettare la teoria secondo cui fosse possibile trasmettere suoni significanti al cervello umano tramite la stimolazione elettrica del nervo acustico.
Gli impianti cocleari, inclusi quelli prodotti dalle tre aziende maggiori (Cochlear CorporationAdvanced Bionics e Med-El), incorporano lo stesso design di base. Infatti, il fine ultimo degli impianti cocleari è “percepire” o “demodulare” informazioni dalla voce umana quando quelle informazioni sono presenti in un segnale elettronico. Un impianto cocleare deve anche essere in grado di convertire il campione dell’informazione percepita in un formato elettronico adeguato a raggiungere il nervo vestibolococleare (ottavo craniale), il quale trasmette il campione codificato al centro auditivo del cervello, dove l’informazione è interpretata come informazione significativa. Questo è il motivo per cui possiamo dire che il funzionamento di base dei dispositivi delle tre maggiori aziende sono analoghi. Tuttavia, sono molto diversi per design e funzioni.
La paternità della creazione del primo impianto cocleare è stata attribuita a Adam Kissiah, Jr., impiegato presso il Kennedy Space Center della Nasa, che nel Dicembre 1977 ottenne il rilascio del brevetto 4063048. Nel 1976 venne pubblicato un articolo riportante la notizia secondo cui, nei sei mesi precedenti alla sua stesura, sette pazienti erano stati impiantati con un dispositivo ad otto canali. Nel 1972 l’impianto mono-elettrodo di House e 3M fu il primo ad essere commercializzato sul mercato.
Parallelamente agli sviluppi tecnologici in California, negli anni ‘70 ci furono due altri gruppi di studiosi interessati allo sviluppo degli impianti cocleari a Vienna, e Melbourne.
Il 16 dicembre 1977, il professor Kurt Burian impiantò un dispositivo multicanale. L’impianto era stato sviluppato dagli scienziati Ingeborg Desoyer-Hochmair e Erwin Hochmair, fondatori di MED-EL, azienda produttrice di impianti cocleari, nel 1989. Graeme Clark A.C, professore della University of Melbourne, ed il suo team costruirono il primo prototipo australiano di orecchio elettronico, che fu impiantato per la prima volta nel 1978. Il prototipo è in mostra presso il National Museum of Australia di Canberra. A partire dagli anni ‘90, i componenti esterni dell’impianto iniziarono a ridurre le proprie dimensioni grazie alla miniaturizzazione dell’elettronica.(liberamente tratto da Wikipedia)
Questa tecnologia ha permesso a bambini ed adulti con sordità profonde, che prima erano trattate con le protesi acustiche (sistemi di amplificazione del suono), di avere guadagni uditivi pari all'udito normale.Questo non vuole dire che la qualità del suono sia pari a quella naturale ma sicuramente permette una vita normale e completamente autonoma garantendo inoltre soprattutto in eta neonatale lo sviluppo di un ottimo linguaggio.
Per maggiori informazioni il gruppo Facebook Affrontiamo la sordità Insieme è a livello Italiano il punto di riferimento e  Jodi Michelle Cutler blogger e Consultant to Cochlear Europe, Middle East, Africa in regard to communications and relationship management with recipients and candidates and their parents and other relatives, la sua ispiratrice.Fonte: chiacchierando per Sanguinetto

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