giovedì 29 maggio 2014

Il Presidente della Repubblica alla Scuola "Antonio Magarotto" di Roma.

Napolitano e i bambini della scuola «Magarotto». Il presidente e la signora Clio hanno visitato la scuola specializzata per sordi di Roma - In Italia «abbiamo il difetto di parlare poco delle cose buone che ci sono, che si fanno nel nostro Paese». Come il lavoro che si svolge nell’Istituto statale di istruzione specializzata per sordi «Antonio Magarotto», dove martedì mattina Giorgio Napolitano si è recato, insieme alla signora Clio, per incontrare i bambini che in quelle classi svolgono il loro percorso didattico.


Un’esperienza «bellissima», l’ha definita il capo dello Stato. «Una scuola come questa dovrebbe essere più conosciuta dagli italiani, perché è un grande esempio di umanità, sensibilità, solidarietà». Napolitano ha assistito ad una lezione di educazione civica, sottolineando come il ruolo della scuola possa e debba essere fondamentale per preparare i giovani ai valori della Carta fondamentale e al rispetto delle istituzioni democratiche: «L’attenzione alla Costituzione non c’è sempre in tutte le scuole», quando invece dovrebbe essere uno dei punti forti dei programmi formativi.

 Una lezione, quella cui ha assistito il capo dello Stato, arricchita da una «simulazione» di procedimenti istituzionali fondamentali, come l’elezione del presidente della Repubblica. E il capo dello Stato era seduto accanto a Livia, proprio la bambina che è stata eletta al «Colle».

Un’opportunità, per Napolitano, di insistere, come già aveva fatto in passato sulla necessità che il Paese e le istituzioni compiano un deciso passo in avanti eleggendo alla Presidenza della Repubblica una donna: «il presidente della Repubblica è sempre stato un uomo, toccherebbe a una donna, il più presto possibile».

Al capo dello Stato i bambini e gli insegnanti hanno illustrato il lavoro svolto con l’ausilio di lavagne interattive multimediali. Prima di congedarsi, Napolitano, che ha ricevuto in dono una copia dell’Alfabeto manuale italiano con il linguaggio dei segni, un libro di disegni (dentro il quale una bambina ha voluto mettere un suo braccialetto) ed una bandiera tricolore decorata con le impronte della mano degli alunni colorate di bianco, rosso e verde, ha salutato uno per uno i bambini congratulandosi con loro. Nel giardino della scuola, il Presidente e la signora Clio hanno salutato tutti gli altri bambini dell’Istituto che hanno eseguito l’Inno di Mameli anche con il linguaggio dei segni. 
Fonte: corriere.it





PER SAPERE DI PIU'
Inno Mameli in lis
Istituto Statale Sordi

"Stimatissimo Presidente della Repubblica... non si dimentichi di noi...
sono la mamma di una bambina sorda che ha scelto la via della riabilitazione al linguaggio mediante dispositivi protesici e riabilitazione al linguaggio.

Ho visto ed apprezzato il video girato nella scuola bilingue, ma l’ultima affermazione della dirigente sulla lingua dell’identità sorda non mi rappresenta e non rappresenta Gaia, che il prossimo anno sarà in prima elementare con un programma pari alla sua classe, ma con qualche difficoltà in più legate a linguaggio e comprensione.

Signor presidente, la sordità è una gravissima disabilità sensoriale e non una forma di cultura. Esiste un’ampia fetta dell’altra metà del cielo che chiede la possibilità e la dignità dell’autonomia di una riabilitazione.

Per questo da mamma la invito Signor Presidente ad assistere a qualcosa di veramente emozionate: la nascita al mondo dei suoni che avviene tramite attivazione di un impianto cocleare, la invito ad assistere all’intenso lavoro logopedico dei nostri figli, la invito ad assistere ad una laurea di chi ha faticato più degli altri, ricordando le necessità legate agli ausili protesici, ad un nomenclatore vecchio, alla libera interpretazione di precise leggi sulla sordità da parte di commissioni impreparate o sorde alla disabilità, la invito alle lotte di un genitore per l’inclusione scolastica, la invito ad accompagnare i nostri ragazzi ad un colloquio di lavoro, la invito a partecipare alla ricerca di noi genitori di un adeguato sistema di riabilitazione, la invito Signor Presidente a partecipare alle nostre lacrime di dolore e di gioia!

La nostra disabilità (non dimenticando che le famiglie in cui vive un disabile condividono la disabilità e il disagio non solo fisico ma anche morale), ha bisogno di un aiuto vero istituzionale, in quanto la non integrazione e la disabilità lo fanno l’isolamento e il mancato recupero.

Non dimentichi Presidente i nostri figli, i nostri adulti e le loro necessità e conceda anche a loro la possibilità di emergere dal silenzio. Devota cittadina dello Stato"
Stefania De Gaetano. Fonte: traprotesidiimpiantococleare.blogspot.it



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