lunedì 26 maggio 2014

Ancora troppe barriere ambientali per sordi

In un mondo dove la comunicazione sonora è il canale primario, le persone sorde restano tagliate fuori. La soluzione? Progettare una corretta comunicazione plurisensoriale: Agnesi: "Ma l'Italia è ancora indietro".
In Europa, 55 milioni di persone hanno gravi problemi uditivi. In Italia, le persone audiolese sono circa 5 milioni. "Tutto è cominciato alla fine degli anni '80, quando lessi ‘Vedere voci' di Oliver Sacks: spiegava come le persone sorde siano in grado di sviluppare un'acutissima capacità visiva e spaziale", racconta Piera Nobili, presidente del Cerpa Italia onlus (Centro europeo di ricerca e promozione dell'accessibilità) aprendo il convegno ‘Ascoltare con gli occhi', organizzato a Bologna in occasione di Exposanità.
"La disabilità delle persone sorde è nascosta, anche per questo se ne parla poco: ma a tutti deve essere concessa la possibilità di vivere una vita ricca, in autonomia e indipendenza, esattamente come previsto dalla legge".

Oltre la diagnosi e le terapie, quali sono ancora oggi gli ostacoli che una persona con disabilità uditiva incontra quotidianamente? E poi, come adattare l'ambiente per renderlo ospitale, accessibile e sicuro? "Innanzitutto, va sottolineato che esistono diverse forme di disabilità uditiva: lieve, medio, grave, completa - spiega Stefan von Prondzinski, pedagogista -; così come ci sono diversi linguaggi utilizzati dai sordi per comunicare. Semplificando, esistono tre categorie: gli oralisti, che usano il linguaggio orale, spesso con il supporto della lettura delle labbra (labiolettura); i segnanti, che usano prevalentemente la Lis, la lingua dei segni; i bilinguisti, che usano Lis e lingua parlata". Questo per dire quante sfumature esistano in un mondo che, tendenzialmente, è considerato omogeneo. Numerosi sono anche i semplici accorgimenti da adottare per rendere il contesto idoneo. Sono i cosiddetti ‘facilitatori': possono essere tecnologie (un microfono, una luce particolare, un proiettore); relazioni e sostegno sociale (con la famiglia, gli amici, i vicini di casa); atteggiamenti (della famiglia, della comunità, degli operatori). "Con un atteggiamento diverso, il 90 per cento delle barriere cadrebbe: innanzitutto, varrebbe la pena di investire in formazione".

"Per questo i vigili del fuoco hanno cominciato a fare corsi su come rapportarsi con i disabili uditivi - commenta Stefano Zanut, architetto e funzionario dei Vigili del Fuoco -. Poche regole banali, ma fondamentali: parlare sempre stando davanti alla persona ipoudente, avere la luce a favore perché possa vedere le labbra, parlare lentamente e usare un linguaggio facile. Questo dovrebbe essere insegnato a tutti, dall'infanzia". Zanut, per esemplificare la complessità della gestione delle emergenze, cita l'allarme: solitamente, in caso d'incendio scatta una specie di campanella. "Se una persona non sente? Se una persona non vede? Sente l'allarme, ma potrebbe non sapere dove andare. E se una persona ha una disabilità grave e pur vedendo e sentendo non riesce a formulare una risposta adeguata? "Per tutti questi motivi, un allarme deve essere sempre segnalato a livello visivo, acustico, tattile e olfattivo, perché tutti possano agire di conseguenza".

"Per noi sordi la vista è il primo canale di comunicazione, ma spesso dobbiamo fare i conti con barriere ambientali e di comunicazione - aggiunge Consuelo Agnesi, architetto con disabilità uditiva -. Oggi le informazioni nelle biblioteche, nelle stazioni sono soprattutto sonore. All'esterno non va male, sono gli interni il nostro grosso problema". Interni che vanno dall'ascensore ("Si blocca. Premo il pulsante d'emergenza e faccio la chiamata. Ma sono sorda, non so dall'altro capo quando qualcuno mi risponde. Che faccio?"), alla sveglia la mattina o al campanello che suona. "Siamo noi in Italia a essere indietro: pensate che in America, ci sono dottori sordi con uno stetoscopio ‘speciale', con un display, e ci sono anche le mascherine trasparenti, per permettere di leggere il labiale". Le fa eco Martina Gerosa, urbanista a cui a 4 anni è stato scoperto un grave deficit uditivo: "Serve un vero e proprio scatto di mentalità: perché, chi più chi meno, tutti ascoltiamo anche con gli occhi".  
Ambra Notari - Fonte: superabile.it

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