venerdì 18 marzo 2016

«Oralismo» di Padre Arturo Elmi

Fra i numerosi testi scritti dal sacerdote Arturo Elmi (1910-1999) inerenti l'educazione dei sordi, essendo stato direttore dell'Istituto Gualandi di Firenze  e dell'Istituto Provinciale Sordomuti di Venezia e poi fondatore della scuola di metodo per la formazione dei maestri dei sordi, ho scelto «Oralismo – Attualità del messaggio del 1880», da lui scritto nel 1980, in occasione del Centenario del Congresso Internazionale dei Maestri dei Sordomuti, che si era tenuto a Milano dal 6 al 11 settembre 1880
e lo studioso sacerdote, nel prologo a quel volume, già si chiedeva se avesse senso celebrare quell'evento, «… di un passato ormai sommerso dagli eventi storici, che nulla risparmiano all'erosione del tempo», ma sostiene che è opportuno dare un messaggio «… a quanti non siano deviati da pregiudizi o influenzati da interessi di parte».

Il volume, 160 pagine in formato 13,5x20,5, è suddiviso in quattro capitolati. Nella prima parte, «L'avvenimento come viene descritto negli Atti del Congresso», Elmi riporta in sintesi gli eventi del 1880, gi Atti  furono redatti e stampati a cura del prof. Pasquale Fornari, insegnante educatore dell'Istituto Statale per Sordi di Milano, riportando le risoluzioni votate allora, dove si dichiara che «Il metodo orale  deve essere preferito a quello della mimica per l'educazione e l'istruzione de' sordomuti».

Nella seconda parte, «I sostenitori del metodo orale puro», l'Elmi fa presente che Don Giulio Tarra, il quale presiedette il Congresso, è stato il  principale assertore di quel metodo orale "puro", ma il prof. Fornari ha precisato di distinguere «… fra gesti e lingua dei gesti», e comunque «… non si può dare il sapere al sordo, prima d'avergli dato la lingua».

Nella terza parte, «Interventi a pro' del metodo misto», qui era stato principalmente il professore di scienze morali e politiche, l'americano Gallaudet Miner Edwasrd, sua madre era sordomuta, come lo è pure sua moglie, afferma che a suo modo di vedere, è con il metodo misto che si può dare ai sordi il migliore beneficio, e quindi osa alzare la sua voce «… contro il metodo solo orale, che può facilmente ingannare molti co' suoi risultati quasi miracolosi» e conclude affermando che «… i discepoli del De l'Epèe fecero più assai pel bene  dei sordomuti, che non gli imitatori dell'Heinicke».
Ci sono stati altri dubbiosi  circa l'eliminazione totale del gesto «Il gesto dunque è necessario, perché serve d'aiuto, quanto il labbro, a spiegare il pensiero!»

Nella parte quarta, Elmi espone, da pag. 113 a  158, i suoi commenti personali, fra cui  che «Essendo cambiate le circostanze storiche e ribaltate le teorie assistenziali … quell'avvenimento di un passato lontano, validissimo all'epoca, ma ridotto  tutt'al più a un curioso cimelio da museo per i seguaci della scuola d'oggi, tutta tesa verso altre frontiere e imbevuta di altri principi pedagogici e sociali», e comunque «… il verdetto del 1880 non ha soppresso i gesti, né eliminato il ricorso a essi», e lo stesso Tarra già allora aveva dichiarato: «Se il sordomuto, crescendo nell'età, vorrà accoppiare la lingua che conosce al gesto a lui naturale per meglio esprimere il suo modo di sentire, se ne serva: ciò non farà danno né alla sua idea, né alla sua lingua, perché questa ne sarà sempre la base sicura e la base sostanziale», per cui, conclude Elmi, «La fiaccola accesa alle… olimpiadi dell'oralismo nel 1880 ha percorso impavida le diverse tappe… Ci sarebbe  da esporre  da una parte tutta la tematica dell'Oralismo, e dall'altra quella del Metodo Misto».
Marco Lué (2016)

PER SAPERE DI PIU'



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