sabato 9 marzo 2013

La terminologia della Lis

Essere responsabili nell’accettazione delle cariche  elettive. I sordi devono fare autocritica su molte realtà che non funzionano nell’associazione nella quale sono iscritti. Ci sono relazioni carenti fra i simili segnanti o non segnanti. Ogni tanto sortisce una proposta sull’accettazione o no della LIS, sul cambiamento della terminologia eccetera.

Comunque sia, non possiamo dire che i sordi non si capiscono nel comunicare fra loro. Perché non corrisponde a verità. Meglio riflettere, invece, sulla domanda: come si capiscono? Succede che la limitante interrelazione fra i membri associativi blocchi il processo democratico, il prevalere dei meritevoli e degli onesti. Sono realtà che si manifestano quando i sordi sono scarsamente scolarizzati e che, alla fine, sospinge a valutare l’interlocutore sordo - uno di loro! - pur valido e utile per l’associazione, in modo erroneo e forviante. E nel dilemma del dubbio, il sordo dappoco, accetta i consigli degli udenti, presunti amici, piuttosto dei simili preparati e colti!.

Bisogna fare attenzione nella scelta dei dirigenti sordi centrali e periferici dell’associazione, vale a dire accertarsi se comprendono quanto leggono o firmano nell’esercizio delle loro funzioni direttive. Se è vero che la LIS è lingua – come è vero! – si deve permettere a tutti coloro che la utilizzano, nell’espressione di consenso o di critica verso i dirigenti dell’associazione,     il  diritto-dovere di verificarne le capacità di accoglienza.

È il principio inderogabile per tenere lontano i cosiddetti protettori udenti, talvolta farraginosi dietro le quinte dell’associazionismo, approfittanti dei protagonisti deboli o che accettano la carica con scarsa serietà.

Renato Pigliacampo. Fonte: nonsolonoi.it

PER SAPERE DI PIU'

_________________________________________________________________________________
«Bisogna avere il coraggio di amare il Silenzio, scritto con la S maiuscola, perché dietro, tout-court,  c’è tutto un mondo di persone “meravigliosamente speciali”, vale a dire bambini e adulti che non possono udire intelligibilmente la parola tramite la percezione acustica. Nel corso dei secoli, a seconda dei momenti, sono stati indicati: sordomuti, sordi, sordastri, non udenti, maleudenti, anacusici, ipoacusici, audiolesi, deboli d’udito, duri d’orecchio, cofotici. Io li chiamo semplicemente persone del Silenzio, miei fratelli: e so che,  pronunciandone il nome, mi attribuisco il merito di far parte di quel mondo migliore, che procede con una marcia in più.» (Renato Pigliacampo da Pensieri e riflessioni sul Silenzio)
«La storia è testimonio dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita» (Cicerone)
«La storia non è utile perché in essa si legge il passato, ma perché vi si legge l’avvenire» (M.D’Azeglio)
«Bisogna ricordare il “passato” per costruire bene il “futuro”» (V.Ieralla) .
Per qualsiasi segnalazione, rettifica, suggerimento, aggiornamento, inserimento dei nuovi dati o del curriculum vitae e storico nel mondo dei sordi, ecc. con la documentazione comprovata, scrivere a: info@storiadeisordi.it.
"Storia dei Sordi. Di Tutto e di Tutti circa il mondo della Sordità", ideato, fondato e diretto da Franco Zatini


Nessun commento:

Posta un commento