domenica 26 aprile 2015

“Sono sorda ma ora curo gli altri, a disabilità non ferma i sogni”

Vigevanese si è laureata in Infermieristica a Novara. Si è laureata con una tesi che racconta la vita difficile di un sordo che si ammala. Voleva dimostrare quanti problemi esistano ancora per chi soffre di questa disabilità e provare per prima a superarli stando dall’altra parte, diventando cioè una persona sorda che cura gli altri. Ce l’ha fatta in entrambi i casi: il suo lavoro è piaciuta e l’ha portata alla laurea in Infermieristica. Lisanna Grosso, vigevanese, ha studiato all’Università del Piemonte Orientale di Novara grazie allo staff del Rettorato che si occupa di Servizi ai disabili e all’équipe del professor Gianluca Aimaretti.

Che cosa hai provato quando sei entrata in reparto per la prima volta per il tirocinio? 
«Per far capire com’è stato vorrei riportare la prima pagina del mio diario: “9 gennaio 2012. Turno 8-16. Arriviamo emozionatissime I. ed io. La figlia di una signora del 1924 ci ha ringraziate abbracciandoci e baciandoci e ci ha augurato un buon tirocinio. Speriamo che sia così. Paride (il tutor ndr) ci ha fatto notare che sono queste le soddisfazioni di un infermiere: la gratitudine arriva se è stato fatto un buon lavoro. Con Paride ho appreso un’altra massima “Si raccoglie ciò che si semina”. Provai mille emozioni, tra cui anche la paura di non essere all’altezza. Mi domandavo spesso se un sordo potesse essere infermiere».

Come reagivano i pazienti? 
«Nell’arco di tre anni non c’è mai stato qualcuno che non mi abbia insegnato qualcosa. Sono cresciuta anche grazie a loro. Mi è capitato di essere stata scambiata per una straniera o di ricevere complimenti o reazioni di stupore appena scoprivano che ero sorda, ma non c’è stato un giorno in cui a fine turno non avessi ricevuto gratitudine. Nella sofferenza i pazienti sono più perspicaci, riconoscono le anime buone e guardano oltre la disabilità».

Qual è stata la difficoltà maggiore? 
«I “paletti tra le ruote” sono stati solo i pregiudizi e nient’altro. Si pensava che un sordo non potesse fare l’infermiere. Ma come dice Jordan King, laureato in psicologia e primo rettore sordo della Gallaudet, Università per sordi di Washington “I sordi tutto possono tranne sentire”».

Quali sono i tuoi progetti? 
«Grazie alla mia ricerca per la tesi sono riuscita a dimostrare che le persone sorde incontrano immense difficoltà in ospedale. Inoltre hanno carenze di conoscenze e informazioni distorte dovute alle incomprensioni. Il mio intento è di educarli su come prevenire malattie tramite la Lis (Lingua dei segni italiana). Infine il mio sogno è diventare un buon infermiere di famiglia per tutti».

Che consiglio daresti a chi ha una disabilità e vuole studiare?
 
«La disabilità vera é quella del cuore. Non bisogna arrendersi ai pregiudizi, riconoscere i propri limiti ma nello stesso tempo le potenzialità per abbattere le barriere. Bisogna seguire le passioni: le strade per avverare i sogni sono tante. A differenza degli altri sarà un percorso in salita ma con le persone giuste al proprio fianco (e io le ho trovate a Novara) si raggiunge la cima con soddisfazioni immense».

Ne ricorda una in particolare? 
«Per “compensare” il deficit uditivo ricorro all’utilizzo “amplificato” di altri sensi. Tre anni fa, con l’osservazione, ho individuato una problematica di una paziente che nessun operatore aveva rilevato». 
Barbara Cottavoz Fonte: lastampa.it
 
 
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