mercoledì 12 giugno 2013

Otorinolaringoiatria. Sio assegna premio alto valore scientifico a team pugliese

Il riconoscimento, riconosciuto ogni anno dalla Società italiana di otorinolaringoiatria, per la prima volta va a un gruppo di ricercatori del Sud. La ricerca si è concentrata su un gruppo di bambini con ipoacusia neurosensoriale grave profonda cui è stato applicato un impianto cocleare unilaterale.
Il Premio nazionale per l’alto valore scientifico, assegnato ogni anno dalla Società Italiana di Otorinolaringoiatria (Sio), è stato vinto da una ricerca congiunta condotta dal Centro di Ricerca Interdisciplinare sul Linguaggio (Cril) dell’Università del Salento e dall’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale “Vito Fazzi” di Lecce.

Per la prima volta, nei 100 anni di esistenza della Società Italiana di Otorinolaringoiatria, il premio nazionale per l’alto valore scientifico è stato assegnato ad un gruppo di ricerca ospedaliero-universitario del Sud.

Il gruppo di linguisti, otorinolaringoiatri e neuropsicologi ha condotto una ricerca interdisciplinare su un campione di bambini con ipoacusia neurosensoriale grave/profonda cui è stato applicato un impianto cocleare unilaterale comparato con un campione di bambini normo-udenti della stessa età. L’impianto cocleare è ormai diffusamente utilizzato nei casi di sordità grave/profonda, ma non ci sono studi clinico-sperimentali che abbiano dimostrato l’effettiva maturazione delle vie uditive dopo l’impianto nei bambini italiani impiantati.

Quello condotto a Lecce è il primo studio in Italia che ha sfruttato tecniche ampiamente utilizzate in ambito sperimentale applicandole alla ricerca clinica. In particolare, combinando test d’identificazione e categorizzazione uditiva (che richiedono l’attenzione dei soggetti) e tecniche neurofisiologiche come i Potenziali Evento Correlati Uditivi (che non prevedono l’attenzione da parte dei soggetti) sono stati indagati i processi di percezione della vocali toniche dell’italiano salentino (/i, e, a, o, u/).

I risultati hanno dimostrato che sebbene la ‘sensazione’ uditiva veicolata dall’impianto cocleare sia in parte diversa da quella prodotta dall’orecchio sano, i bambini con impianto cocleare identificano vocali in isolamento e coppie di vocali (uguali e diverse) con rapidità e precisione paragonabili a quella dei bambini normo-udenti, come rilevato con estrema precisione dalla componenti elettroencefalografiche indagate. Il dato più importante emerso dalla ricerca è che anche bambini impiantati a 3 anni dalla nascita dopo 70 mesi dall’intervento chirurgico per l’inserimento dell’impianto hanno performance uditive paragonabili a quelle dei normo-udenti. Ciò conferma definitivamente la buona funzionalità dell’impianto cocleare per il recupero nel tempo delle vie uditive centrali.

In sintesi, quanto più precoce è la diagnosi d’ipoacusia sensoriale e quanto prima avviene l’intervento chirurgico per l’inserimento dell’impianto, tanto più precocemente il bambino audioleso recupererà in modo naturale le capacità uditive. I risultati preliminari della ricerca sono stati accettati per una presentazione alla International Child Phonology Conference che si svolgerà a Nijmegen (Olanda) dal 10 al 12 giugno e alla Annual Conference of the International Speech Communication Association “Interspeech 2013” che si svolgerà a Lyon (Francia) dal 25 al 29 agosto.
Fonte: quotidianosanita.i 

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