mercoledì 23 luglio 2014

Stop ai docenti di sostegno

Così interviene il prof. Dario Ianes nel suo ultimo libro  L'evoluzione dell'insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva(edito da Erickson). Ianes, docente di pedagogia e didattica speciale all'università di Bolzano e co-fondatore del Centro studi Erickson, esperto  di tematiche della  disabilità e di apprendimento.

La proposta è dirompente: non affidare più agli insegnanti di sostegno gli alunni in difficoltà, ma utilizzare i docenti curriculari «aiutati» dagli specialisti che ruotano in tutte le classi. Solo così l'inclusione sarà reale.  Al  prof. Ianes  è stato chiesto le motivazioni dell’aumento degli alunni “certificati” con disabilità.

La risposta è stata che c’è stato un «allargamento delle condizioni considerate Bes (bisogni educativi speciali)» e che ciò ha indotto la Commissione dell’ASL ad individuare un giudizio troppo personalizzato anche perché  -  accanto alle disabilità - vi sono oggiAggiungi un appuntamento per oggi gli alunni diagnosticati con Dsa (disturbi specifici di apprendimento). Tuttavia Ianes ammette che questo aumento non può dirsi negativo se avesse una risposta adeguata alle  esigente  reali (o proprie) dell’alunno. 

Il professore dell’Università di Bolzano afferma  che «L'integrazione degli alunni con disabilità fa sempre più notizia e le famiglie si agitano perché l'inclusione, con o senza Bes, non rende migliore la condizione di apprendimento dell’alunno disabile. La principale sofferenza è nella delega dei "casi" di disabilità, ma spesso anche di Dsa, solo agli insegnanti di sostegno, che spesso sono oggetto (ma talvolta anche protagonisti attivi) di processi di micro esclusione.»  

Ianes fa a questo punto una  proposta. Egli dice  che ci sono 110.000 insegnanti "speciali" per alunni "speciali", che strutturano un'area speciale.  Deduce  che se l’80% di questo gruppo divenisse curricolare in compresenza didattica reale e completa e un 20% specialisti che girino per le scuole del  territorio a dare un supporto tecnico concreto se ne gioverebbe assai l’istituzione.  Il professore  appare ottimista della sua proposta affermando che già viene  attuata in talune  scuole e che sta  aspettando di avere i dati per favorire una didattica normale in senso più inclusivo.
Renato Pigliacampo

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