lunedì 2 settembre 2013

Contrastando la perdita dell'udito si riconquistano l'autonomia e la serenità

La sordità e l´ipoacusia sono patologie che interessano complessivamente il 5% della popolazione, ovvero 2,5 milioni di persone in Italia. Un numero molto più alto di quanto ci si potrebbe aspettare, anche perché questa percentuale sale al 30% se consideriamo solo gli ultrasessantenni e addirittura al 50% se parliamo degli over 85. L´ipoacusia riguarda anche 1-2 neonati su mille. Negli anni sono state messe in pratica metodologie di prevenzione del problema, ad esempio attraverso la vaccinazione anti rosolia che ha ridotto i casi di sordità prodotta a seguito di malattia durante la gravidanza. Un altro importante passo avanti è lo screening medico del neonato con la prova dell´udito che permette di riconoscere con una certa precisione i casi da tenere sotto osservazione.

Ai primi sintomi, è importante ricorrere tempestivamente ad una visita dell´otorino che potrà effettuare il test per la misurazione dell´udito e formulare la diagnosi sulla causa dei problemi che riguardano l´apparato.

Se le cure farmacologiche non portano alla soluzione del problema, non è detto che si debba sempre e solo ricorrere ad intervento chirurgico per recuperare la funzione uditiva, e con essa un buon livello di benessere.

Oggi grazie ai progressi della tecnologia contro la sordità, notevolissimi negli ultimi anni, l´applicazione di una protesi uditiva può cambiare la vita, tanto che ora gran parte delle persone che avevano deficit di udito sono comunque in grado di sentire in modo più che accettabile, evitando così tutti quei problemi pratici e psicologici conseguenti all´ipoacusia, disturbo che induce la persona al progressivo isolamento dal contesto sociale.

Non esistono più gli apparecchi acustici in uso fino a qualche anno fa, chiaramente visibili e che riproducevano suoni spesso difficili da accettare e da riconoscere. Oggi le protesi acustiche sono costituite da micro computer sofisticati, praticamente invisibili, in grado di raccogliere e rielaborare i suoni in modo da renderli comprensibili per il cervello di ogni singolo paziente. In alcuni casi ci si può spingere anche oltre, inserendo all´interno delle ossa del cranio una parte della protesi, o sostituendo addirittura la coclea con una protesi. In questo modo, può tornare a sentire non solo chi è colpito da ipoacusia ma anche chi è affetto da sordità profonda.
Fonte: L'Arena (31 agosto 2013)
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