martedì 16 gennaio 2018

“Monomania”, il campione del mondo Alessio Pardini oggi “sente” anche la vittoria

Alessio Pardini, viareggino classe 1990, coach nella vita di tutti i giorni nonché fresco vincitore del titolo iridato Melges 32 Corinthian (non professionisti), oggi "sente" anche la vittoria. E, forte di questa sicurezza, debutterà domani al timone del J-70 "Etruria Sailing Team" di Laura Comini a Varazze (Savona), in occasione di "Monomania", campionato invernale monotipo organizzato, nell’ambito della kermesse “44Winter”, dal Comitato Circoli Nautici del Ponente in collaborazione con il Marina di Varazze e il supporto di FIV e UVAI.



La parola sentire ha infatti un significato molto particolare per il 28enne toscano: da quando i postumi di una meningite lo hanno privato dell'udito a 2 anni di età - periodo in cui i bambini sperimentano i suoni del mondo, il linguaggio e l’interazione sociale - la sua vita è stata "tutta alla ricerca delle sensazioni, dei rumori e delle parole per ritrovare almeno in parte quell'organo di senso che non avevo più", racconta.
Nella ricerca della sicurezza interiore, soprattutto durante la terapia audiologica (passata per gli apparecchi acustici prima e i processori cocleari poi), il mare ha avuto un ruolo centrale. "Quello che oggi sono come uomo e come velista lo debbo soprattutto ai miei genitori - afferma Pardini - Come marittimo, mio padre ha cercato di trasmettermi la sua passione per il mare da quando sono venuto al mondo, iscrivendomi addirittura a un asilo che ha sede sulle banchine del porto di Viareggio. Con il sopraggiungere dell’ipoacusia, mi è stato vicinissimo, per aiutarmi a superare meglio il disagio mi ha portato spesso con sé a bordo delle navi e degli yachts su cui ha prestato servizio".
"Il babbo ha lavorato per la famiglia Ferruzzi- continua – Ed è stato anche grazie agli emozionanti racconti del Moro di Venezia che è scoccato l'amore per la barca a vela. Avevo circa 8 anni quando ho iniziato”. Un amore profondo che si è manifestato con un avvicinamento graduale a questo sport, prima con dei corsi di vela sul Lago di Massaciuccoli e poi con delle uscite su un Dinghy 12, regalo di papà Marco. "Ma fino a quel momento non mi sentivo sicuro di me in mezzo al mare per via del deficit uditivo che gli apparecchi usati allora non riuscivano a migliorare. La svolta è arrivata nel 2001 quando mi sono sottoposto a un intervento per l'applicazione dell’impianto cocleare all'Ospedale Santa Chiara di Pisa. Grazie ai nuovi processori infatti, seppur con grandi sforzi, il mio udito, le mie facoltà linguistiche e di conseguenza relazionali si sono perfezionati e, sentendomi finalmente un ragazzo normale, ho potuto trovare le prime soddisfazioni nello studio e nella vela". 

Da quel momento in poi "il ragazzo che ascolta il mare" è tornato a sentire e, portando avanti gli studi in ingegneria e una attività sempre più densa come velista su barche d'altura, one design e derive, oggi "sente" il bisogno di ringraziare chi gli ha permesso di vincere la propria battaglia con la sordità: "Sono stato uno dei primi pazienti impiantati da Cochlear in Italia, l’impianto cocleare è una tecnologia straordinaria perché riproduce un organo di senso in modo quasi perfetto. Se oggi sono qui a Varazze, a confrontarmi con i più bravi professionisti insieme a un team di capaci e motivati neofiti, il merito è anche di Cochlear Italia: molto più di un’azienda, un vero e proprio sostegno per tutte quelle 450mila persone che, come me, sono ritornate a sentire”. 
Fonte: italiavela.it

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1 commento:

  1. Bellissima storia quella di Alessio. Sono padre di una bimba affetta da ipoacusia neurosensoriale grave che porta protesi acustiche. Sono anche grande amante del mare e appassionato velista. Chissà che questa storia non sia di buon auspicio per la mia piccola! Grazie

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