martedì 22 aprile 2014

Luana e la moda senza... confini. Con il fidanzato Jacopo ha creato il primo blog fashion dedicato ai non udenti.

Di Siena la città che l'ha adottata, le piace che sia silenziosa, romantica e piena di sfaccettature, proprio come lei. Luana De Caro ha 26 anni e tanta vita alle spalle. E' originaria di Salerno, studia Comunicazione, Lingue e Culture presso la facoltà di Lettere e Filosofia e si definisce una ragazza estroversa, sognatrice, con un debole per la moda.
Adora sperimentare nuove ricette, viaggiare con le persone che ama, cimentarsi nelle tecniche shabby e il suo elisir è lo yoga. E' una forza della natura e ha un entusiasmo contagioso. Quando le chiedo cosa le da questa marcia in più, risponde che il forte temperamento le viene dalle esperienze legate alla sua sordità che l'hanno segnata fino a farla diventare ciò che è. «Se non fossi stata sorda dice non avrei avuto il quinto senso, la capacità di conoscere le persone ancor prima di conoscerle, di leggerle dentro».

Da quando ha cominciato a sperimentare la sua passione per la moda, grazie ad una mamma appassionata di nuove tendenze che la vestiva sempre diversamente dagli altri e una zia sarta che le creava abiti su misura, Luana ne ha fatta di strada. Ha deciso di scommettere su se stessa e su un'idea vincente, realizzata insieme al suo fidanzato Jacopo e ad Alessio Convito che è anche suo cognato. Così è nato un fashion blog diverso dagli altri, perché è l'unico in Italia ad essere accessibile anche alla comunità dei sordi.

Un contenitore di tendenze e notizie di moda ma anche di bellezza, design, food e travel che oltre ai post degli outfit con testi in italiano e inglese, ha una serie di video tutorial in Lis (Lingua dei segni italiana), sottotitolati. Il nome 5wblog è tutto un programma e nella notte in cui è stato messo on line, il 2 febbraio 2013, ha fatto registrare un sorprendente boom di accessi.

Le 5w sono le 5 regole del giornalismo... «Sono le five questions a cui vogliamo rispondere con il nostro lavoro.

Abbiamo voluto puntare su una comunicazione senza barriere che ha come obiettivo la vera integrazione tra persone udenti e non udenti. Abbiamo voluto, trasformare quello che spesso viene considerato un handicap, un limite' in un potenziale incalcolabile, diventando i protagonisti di una vera rivoluzione nel modo di far arrivare la moda'».

Tu ed Alessio avete già fatto parlare molto di voi... «In poco tempo siamo diventati un punto di riferimento per molti sordi che ci considerano un catalizzatore di tendenze, abbiamo supporters anche oltre confine e ne siamo felici. Abbiamo attirato l'attenzione dei media nazionali e collaborato con diverse aziende italiane e brand stranieri molto famosi. Ma puntiamo soprattutto a supportare quei brand emergenti, pieni di estro e creatività, che nel nostro blog rappresentano il 60% delle collaborazioni che abbiamo in atto».

Dal blog è nata anche una vera e propria linea di moda con lo stesso nome... «Si, abbiamo creato delle felpe e t-shirt sui toni bianco e nero, utilizzando una grafica accattivante con mani in movimento che rappresentano la nostra lingua, la Lis. Abbiamo voluto usare la nostra comunicazione e unirla ad una vera forma di arte e stile.

Vorremmo farla conoscere anche a Siena, ma intanto abbiamo già cominciato a distribuire la nostra linea presso alcuni negozi del sud e di Roma. Successivamente è nata una capsule collection più ampia con capi sartoriali in edizione limitata come sciarpe e pochette, e anche accessori, ad esempio bracciali».

A proposito di nuove tendenze, ho visto che anche il vostro blog si è rifatto il look... «Da poco abbiamo creato un nuovo dominio, www.5wblog.com e colgo l'occasione per ringraziare l'Idem ADV l'agenzia di grafica e comunicazione di Siena che ha reso ancora più professionale il nostro lavoro.

Nel nuovo blog ci sono tante informazioni in più, perché abbiamo deciso di estendere i nostri campi di interesse per cercare di interessare e coinvolgere il maggior numero di persone. Se ci siamo riusciti, giudicatelo voi».
Natascia Maesi - Fonte: La Nazione 20 aprile 2014
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